L’assegnazione della casa familiare nel giudizio di separazione dei coniugi

La casa familiare (secondo i Giudici che nel corso degli anni hanno affrontato il tema della separazione la problematica dell’assegnazione della casa), questa non comprende solo l’immobile all’interno della quale si svolge la vita familiare, ma comprende anche gli arredi, i servizi e le pertinenze della casa stessa, rimanendo esclusi i beni strettamente personali dei coniugi (Cass.7865 del 1994).

I presupposti dell’assegnazione della casa familiare in presenza e in assenza dei figli

Il presupposto dell’assegnazione è il collocamento presso il coniuge della prole.

La Legge tace relativamente all’assegnazione della casa familiare in assenza di prole. E’ molto raro che in assenza di figli il coniuge che sull’immobile non vanti diritti (diritto di proprietà compreso), si veda assegnata la casa familiare.

Ai fini dell’assegnazione della casa familiare la Corte di Cassazione non ritiene necessario che i figli siano minorenni, benchè non autosufficienti senza colpa ma conviventi con i genitori (Cass.1198 del 2006).

Qual’è lo scopo dell’assegnazione della casa familiare?

Lo scopo dell’assegnazione della casa familiare (secondo l’orientamento dei Giudici che nel corso degli anni hanno affrontato l’argomento), è quello di tutelare l’interesse preminente dei figli a vivere e crescere nell’ambiente nel quale sono cresciuti nel corso degli anni. La separazione è infatti ritenuta un trauma psicologico e al Giudice spetta il compito di attenuarne gli effetti con lo strumento dell’assegnazione della casa coniugale al coniuge al quale saranno affidati.

L’assegnazione della casa familiare in caso di affidamento esclusivo o di affidamento congiunto dei figli

I Giudici tendono ad assegnare nella maggior parte dei casi la casa familiare al coniuge affidatario esclusivo.

Nel caso in cui l’affidamento sia congiunto (ovvero la prole venga affidata ad entrambi), il Giudice dovrà avere riguardo al titolo di proprietà o ai diritti che ciascun coniuge vanta sull’immobile..

La casa familiare viene assegnata, solitamente, al coniuge che sia semplicemente collocatario (nel caso che i figli vivano prevalentemente con esso). 

Il provvedimento del Giudice di assegnazione della casa familiare viene trascritto ai sensi dell’art.337-sexies e dell’art.2643 del Codice Civile, in maniera tale da rendere opponibile ai terzi il diritto del genitore assegnatario.

Quando cessa il diritto di abitazione della casa familiare?

La Legge sul punto è per una volta chiara: il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso in cui l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio oppure contragga nuovo matrimonio (art.337 sexies del Codice Civile).

Infine un’altra ipotesi in cui è possibile chiedere la revoca del provvedimento di assegnazione della casa familiare è rappresentata dalla cessazione della convivenza da parte della prole con il genitore assegnatario (Sentenza 14348 del 2012). La cessazione della convivenza deve essere “irreversibile”.

Lo studio legale dell’avvocato Alberto Pelò presta assistenza per processi di separazione giudiziale. La predisposizione di ricorsi per procedimenti con o senza addebito in breve tempo dà modo al cliente di ottenere i provvedimenti del Giudice ben prima di quanto ci si possa aspettare. La separazione non deve essere vista come un evento tragico nella vita della coppia, ma come uno strumento per ricominciare un nuovo percorso esistenziale, per ritrovare quell’equilibrio e quella serenità che sembravano essere irrimediabilmente compromessi dalla crisi coniugale.