La mutazione genetica dell’amministratore di condominio: da contabile a building manager

La figura dell’amministratore di condominio negli ultimi anni è cambiata in maniera radicale di pari passo con l’evoluzione delle normative legate al condominio in materia di : manutenzione dell’immobile, verifica degli impianti (termici, elettrici e canne fumarie), sicurezza sui luoghi di lavoro, smaltimento dell’eternit, anti-incendio, riqualificazione energetica, contabilizzazione del riscaldamento, corretta gestione delle situazioni di morosità e non da ultimo la tutela della Privacy (obbligo per l’amministratore di trattare le informazioni secondo liceità).

L’amministratore di condominio è diventato un vero e proprio “building manager”, un gestore a 360 gradi ed erogatore di servizi, in grado non solo di far funzionare i conti e chiedere il rispetto delle decisioni assunte dall’assemblea, ma anche per mantenere lo stabile in buono stato.

Anche se la Legge prevede che la nomina dell’amministratore è obbligatoria solo negli stabili con più di 8 condòmini, la vecchia figura dell’amministratore volontario proprietario e condòmino (che sopravvive negli stabili al do sotto degli 8 condòmini) è destinata ad estinguersi, perchè la normativa (in costante e rapida evoluzione) obbliga di fatto l’amministratore a doversi occupare di legge, ragioneria, tecnica edile, logistica, marketing e informatica.

Ricordo che anche per l’amministratore è scattato l’obbligo di formazione che impone un corso di almeno 72 ore l’anno oltre ad un aggiornamento annuale).

Con la riforma del condominio del 2013 (Legge 4/2013), l’incarico di amministratore può essere assunto non solo da un libero professionista, ma anche da una società.

Il salto di qualità imposto all’amministratore dal punto di vista della ricchezza delle competenze, è stato davvero notevole.