Pignoramento dello stipendio: tutto quello che devi sapere

Quando si parla di pignoramento dello stipendio la prima cosa che devi sapere è si tratta di uno strumento che la Legge mette a disposizione del creditore per tutelare il suo credito.

La procedura

Si inizia con l’atto di pignoramento, che è un atto con il quale l’avvocato del creditore consegna all’avvocato del Tribunale di competenza, e che l’ufficiale giudiziario provvederà a notificare a due soggetti:

  1. al debitore;
  2. al datore di lavoro (oppure alla banca, ma questa decisione spetta al creditore).

Sarà lo stesso datore di lavoro, una volta ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento, che effettuerà materialmente la trattenuta sullo stipendio, rispettando i limiti previsti.

Ricordati che non è possibile pignorare l’intero stipendio ma solo una parte di esso. Più avanti vedremo con quale limite.

I limiti di pignoramento dello stipendio

Questi sono i limiti massimi di pignorabilità dello stipendio per il 2019:

  1. stipendio fino a 2.500 : la quota massima pignorabile è di 1/10;
  2. tra i 2.500 e i 5000,00 euro: il limite massimo pignorabile è di 1/7;
  3. oltre i 5.000 euro: il limite massimo pignorabile è di 1/5.


E se ci sono più creditori?

Se le cause del debito che è stato contratto sono diverse per i creditori, la legge prevede la possibilità che vi siano più pignoramenti contemporaneamente (deve essere però garantita mensilmente al lavoratore la metà del netto in busta), mentre se le cause sono le medesime (ad esempio un marito che non paga gli alimenti alla moglie, ma non paghi gli alimenti al figlio naturale), non è possibile procedere a più pignoramenti. In quest’ultimo caso il Giudice autorizzerà il secondo pignoramento, ma questo inizierà a decorrere dal momento in cui questo è stato estinto per l’intero (la c.d. regola dell’accodo).

La notifica del pignoramento alla banca

Nel caso in cui il pignoramento avvenga presso la banca dove sono stati depositati i risparmi del soggetto debitore. Per le somme che sono depositate sul conto corrente (sia bancario che postale) del debitore alla data del pignoramento, il creditore non può pignorare l’intero importo. ma solamente il valore che eccede il triplo dell’assegno sociale, ossia € 457,99 al mese (anno 2019).

Invece per gli stipendi accreditati dal datore di lavoro del debitore sul conto corrente di quest’ultimo, il pignoramento sarà consentito fino al massimo di 1/5 o ½ dello stipendio in base al numero dei creditori e ulteriori limitazioni per i pignoramenti esercitati dal fisco.

Un esempio pratico di pignoramento

Per le somme che si trovano già depositate all’atto della notifica del pignoramento, il “blocco” può riguardare solo la parte del deposito che eccede un determinato importo: questo importo si calcola moltiplicando per tre la misura annuale dell’assegno sociale. Per il 2019, l’assegno sociale è pari a 457,99 euro al mese. Pertanto il triplo dell’assegno sociale è pari a 1.373,97 euro. Ne consegue che, in caso di pignoramento, possono essere “bloccate” solo le somme che superano tale limite. Per esempio, se sul conto ci sono 1.500 euro, il creditore può pignorare solo 126,03 euro (1.500 – 1373,97 pari cioè a 3×457,99); se invece sul conto c’è un importo inferiore, il pignoramento non tocca il deposito.

In conclusione

Il conto corrente è pignorabile al 100% solo se non vi vengono depositati redditi di lavoro dipendente o di natura previdenziale. Negli altri casi ci sono dei limiti. Fai attenzione e fatti assistere da un legale capace di verificarne la corretta osservanza.