Divorzio: come pagare l’assegno in un’unica soluzione

Nel procedimento di divorzio i coniugi possono accordarsi per il pagamento dell’assegno in un’unica soluzione (che viene definita soluzione una tantum), sempre che il Tribunale la consideri equa (art.5 comma 8 della L.898/70).

E’ necessario l’accordo delle parti

I coniugi devono trovare un accordo su questa modalità prevedendo sia il tipo di pagamento che il suo importo.

Attenzione: la scelta non può essere in nessun caso imposta dal Giudice. Il versamento in un’unica soluzione dell’assegno, esclude che il coniuge che lo riceve (c.d. beneficiario) possa pretendere successivamente altri pagamenti o presentare in Tribunale un’altra domanda di contenuto economico.

La determinazione dell’importo del pagamento

Per Legge il Tribunale deve pronunciarsi sull’equità della corresponsione una tantum dell’assegno. In pratica il Tribunale svolge, per Legge, una funzione di controllo sugli accordi dei coniugi in merito al pagamento in un’unica soluzione, potendo negare il giudizio di equità se l’importo che i coniugi hanno pattuito si discosti dai parametri corretti.

Ad esempio: si pensi ad una situazione in cui il coniuge economicamente più debole sia del tutto privo di redditi e sia in età avanzata, mentre l’altro coniuge sia assai facoltoso e l’importo concordato per la liquidazione sia molto modesto.

La prassi dei Tribunali italiani

Nella prassi i Tribunali italiani tendono a considerare il giudizio di equità sul pagamento in un’unica soluzione, una vera e propria formalità e ben difficilmente viene chiesto ai coniugi di dare conto del criterio seguito per determinare in concreto la somma concordata.

Secondo la giurisprudenza la quantificazione dell’una tantum dovrebbe effettuarsi in base al seguente conteggio:

  • rendita annuale calcolata in base al presunto assegno di divorzio dovuto al coniuge economicamente più debole, moltiplicata per il coefficiente fisso relativo all’età di cui alla tabella sull’usufrutto (allegata al DPR 131/86).

Facciamo un esempio concreto: se l’assegno è pari a € 1000,00 mensili e il coniuge ha 35 anni (quindi un coefficiente di usufrutto pari a 28,25) allora 12.000 X 28,25 = € 339,000.

In realtà nella prassi per agevolare la liquidazione in un’unica soluzione si utilizzano criteri di determinazione abbastanza elastici che portano alla determinazione di somme meno elevate, quale ad esempio il calcolo effettuato sulla base di una percentuale dell’indennità di fine rapporto (50-60% o più) oppure la cessione gratuita di un immobile, oppure impegni economici specifici, quali gli acquisti di beni mobili di particolare valore o di azioni o altro.

Infine il pagamento in un’unica soluzione può anche avvenire anche mediante trasferimento di beni mobili (azioni, obbligazioni) oppure mediante il trasferimento della proprietà di un immobile (Cass., 5 settembre 2003, n.12939).

Occorre fare molta attenzione: dopo la liquidazione in un’unica soluzione, il coniuge economicamente più debole che ne ha beneficiato, non può più effettuare successivamente domande di tipo economico nei confronti del coniuge che ha provveduto al versamento e nemmeno presentare domanda per la revisione degli accordi economici ai sensi dell’art.9 comma 1 della Legge 898/70.