Separazione e addebito: perchè il selfie con l’amante non basta

I selfie rientrano oramai nelle abitudini  delle persone di tutte le età. Spesso accade che gli avvocati di controparte utilizzino nei giudizi di separazione (mi è capitato un paio di volte nell’ultimo anno di lavoro) le foto dei profili Facebook e/o Instagram per provare l’infedeltà coniugale, richiedendo l’addebito della separazione.

Perchè un selfie non basta a provare il tradimento

Il selfie non dimostra nulla. Nemmeno se il presunto amante viene ritratto a torso nudo sul letto della moglie. Lo ha stabilito la Corte d’Appello dell’Aquila con la Sentenza 2060 del 16 dicembre scorso (Presidente Buzzelli, Relatore Del Bono) che ha affermato come le fotografie compromettenti si presterebbero a spiegazioni alternative.

Se le fotografie non mostrano, secondo quanto affermato dai Giudici, alcun atteggiamento intimo e di particolare vicinanza tra le parti, non si raggiunge la prova dell’infedeltà coniugale.

Secondo i Giudici i selfie non rappresentano un’offesa alla dignità dell’altro coniuge.

La Cassazione si è pronunciata ripetutamente sulla rilevanza delle fotografie pubblicate sui social network ai fini dell’addebito della separazione. Può rilevare anche il sospetto dell’adulterio, ma solo quando comporti un’offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge.

L’addebito nelle cause di separazione: la richiesta deve essere specifica e supportata da prove

Nelle cause di separazione l’avvocato deve richiedere specificamente l’addebito e deve supportare tale richiesta fornendo le prove della violazione dei doveri matrimoniali.

I presupposti dell’addebito sono due:

  1. la violazione da parte di uno dei coniugi dei doveri nascenti dal matrimonio, avvenuta durante la convivenza, non rilevando di massima i comportamenti successivi alla crisi;
  2. l’esistenza di un nesso causale che collega la violazione del coniuge alla crisi coniugale che ha determinato l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

L’addebito deve essere riferito al periodo in cui i coniugi sono stati sposati. Può essere riferito anche al periodo di convivenza prematrimoniale solo se tale periodo è continuativo rispetto al matrimonio e consente quindi di valutare complessivamente la vita di coppia e le reciproche responsabilità dei coniugi (Cass. 20/06/2013 n.15486).

Quando si può chiedere l’addebito?

Il Giudice deve verificare in concreto che uno dei coniugi abbia posto in essere con coscienza e volontà uno o più comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio (art.151 del Codice Civile).

Più precisamente:

  1. le violazioni dei doveri coniugali indicati dalla legge (art.143 comma secondo del Codice Civile): fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia e coabitazione;
  2. la violazione dei diritti costituzionali e di quelli riconosciuti dall’ordinamento giuridico posti a tutela della persona umana, come le violazioni dei principi di dignità (comportamenti violenti) o uguaglianza morale e giuridica, delle altre libertà costituzionalmente garantite (circolazione, lavoro, manifestazione del pensiero, informazione, corrispondenza), diritto alla salute o della libertà religiosa.

La violazione del dovere di fedeltà: la valutazione dei comportamenti dei coniugi non è automatica

I comportamenti che violano il reciproco dovere di fedeltà dei coniugi possono essere sanzionati dal Giudice con l’addebito.

Questo tipo di violazione può essere considerata particolarmente grave e costituisce, soprattutto se viene provata una stabile relazione extraconiugale, una circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile.

La valutazione dei comportamenti ai fini della pronuncia di addebito non è automatica.

Il Giudice può addebitare la separazione al coniuge infedele solo se verifica che l’infedeltà ha determinato la crisi coniugale (c.d. nesso causale).

Il Giudice valuterà i rispettivi comportamenti dei coniugi in maniera rigorosa, valutando complessivamente i comportamenti di entrambi.

Se la crisi era in atto prima del tradimento?

Se la crisi tra i coniugi era precedente all’infedeltà, in un contesto di una convivenza semplicemente formale, il Giudice può escludere l’addebito, perchè in questo caso l’infedeltà non costituisce la causa dell’intollerabilità della convivenza, ma una sua conseguenza (Cass.20 settembre 2017 n.21859).

E se il tradimento è reciproco?

I questo caso niente addebito. In questo caso i giudici hanno accertato come essendo stato violato l’obbligo di fedeltà da parte di entrambi i coniugi, nessuno può recriminare all’altro di essere stato la causa delle fine del rapporto (Corte d’Appello di Catanzaro, Sentenza 53 del 2/12/2019).